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Vocazione alla repressione

È un discorso anarchico? Sì lo è, ma non è stupido ed ancor meno campato per aria.

di Giandiego Marigo                                                                                   26/03/2020

Si ha un bel dire, prima o dopo la vera vocazione del potere (qualsiasi potere) viene fuori. Basta poco, in realtà, un accadimento abbastanza grave che metta alla prova il sistema e quasi immediatamente la vocazione alla repressione viene fuori.

Questo avviene perché i sistemi umani sono congegnati per garantire i privilegi di elité ristrette e non certo per spalmarli in modo ampio ed equo. Basta scorrere un qualsiasi testo di Filosofia delle Dottrine Politiche per scoprirlo, chiunque lo abbia scritto, marxista, liberale, monarchico o marziano che esso sia. In qualche modo sempre la congrega che detiene il potere deve garantire se stessa e la propria permanenza e perpetuazione.

È un discorso anarchico? Sì lo è, ma non è stupido ed ancor meno campato per aria.

Alla prova dei fatti questa stratificazione, questa realtà ineluttabile nei comportamenti umani, questa verticalità e competitività esasperate si dimostrano in modi non sempre piacevoli e spesso molto evidenti e dolorosi.

Nella cultura dell’emergenza, reale o meno che sia, questa realtà di fatto giunge ad esasperazione e si evidenzia; sebbene proprio in quei momenti essa sia, generalmente, accettata ed a volte addirittura invocata.

Esistono svariati esempi anche in quest’ultima emergenza, ne toccherò alcuni in modo esemplificativo.

L’obbligo per i lavoratori si recarsi al lavoro e l’assenza reale di controlli sulla qualità delle tutele nelle aree di produzione, la continuazione nella produzione di armi e accessori per la guerra ritenuti indispensabili. La inutile e folle persecuzione dei clochard senzatetto accusati di vagabondaggio (quasi fosse volontario), la scelta di perseguire in modo opprimente i runner nonostante le indicazioni dell’OMS e l’evidenza della non pericolosità dello sport solitario in contrapposizione al lassismo nei confronti dei potenti e degli abbienti cui , invece viene permessa la fuga (per esempio a Nizza). L’assenza totale di reali sistemi di prevenzione generalizzata (per esempio la pratica dell’analisi precoce dell’infezione). L’abuso delle pratiche repressive privilegiate a quelle dissuasive e preventive. La concessione a strutture laterali (quali per esempio il Patto Trasversale per la Scienza di Burioni) del diritto di intervento e di una credibilità del tutto gratuita che permette loro l’abuso di potere. La possibilità ventilata di oscurare interi siti e fonti d’informazione. Il comportamento eccessivo e di puro abuso (spesso poi nascosto) di alcune strutture di controllo. L’uso dell’esercito, armato pesantemente ai posti di blocco, in chiave repressiva.

Non ultimo la ventilata sospensione dell’erogazione delle pensioni (moltissime delle quali inferiori ai 1000 euro) dopo Maggio a fronte della persistenza, mai messa in dubbio o moderata, di vitalizi, pensioni d’oro e privilegi a parlamentari ed ex ministri o presidenti. L’assurdità, però esposta sui media quasi a monito, della richiesta di UEFA e squadre di serie A di ausili ed aiuti per il pagamento dei paperoni in mutande o per i mancati introiti causati dal rinvio di partite; a fronte della possibilità di molte famiglie di rimanere senza sostentamento nei prossimi mesi.

Sono, evidentemente solo aspetti grotteschi, evidenze esasperate, ma se a queste uniamo alcune avvisaglie pericolose, come alcune pressanti richieste di golpe, da parte anche di politici assisi in Parlamento; piuttosto che le esasperazioni evidenti e persistenti di certa stampa che rappresenta alcuni importanti interessi di parte, allora il quadro diventa preoccupante.

Si sceglie, come sempre, la via della pratica emergenziale, per avere prima distrutto e svuotato completamente le strutture salvifiche e diffuse che potevano garantire la prevenzione e la gestione dell’emergenza stessa.

Si sceglie, per esempio, In Lombardia e Veneto, la costruzione e creazione di spazi nuovi ed emergenziali dopo aver dissipato, privatizzato e distrutto una rete locale preziosissima di pronto soccorsi e terapie intensive. Nel lodigiano, specificatamente, si piange dopo aver metodicamente distrutto ben più di un ospedale in nome di una centralizzazione all’Ospedale di Lodi ed a una preferenza per il privato, che si è dimostrata, nel fatti, una follia. Anche se nessuno sembra volerlo dire.

Il potere predilige la repressione, costa molto meno e rende molto di più, soprattutto in questo sistema. Ama, nei fatti, l’emergenza molto più efficacie in fase di controllo, che gli permette modulazioni della stretta repressiva che sarebbero altrimenti difficilmente attuabili.

Pratica la politica degli “shock in serie”, anche se questo non si può dire, pena l’accusa di complottismo e la derubricazione dalle persone credibili, eppure essa è teorizzata con assoluta ed agghiacciante precisione nei testi sacri delle loro università più prestigiose. Sino ad essere profetizzata e predicata da santoni liberisti contemporanei.

Così stanno le cose e così resteranno sino a che davvero non si creeranno i presupposti spirituali e filosofici, nonché pratici e politici per un reale cambiamento … il che però, lasciatemelo dire, non è così facile ed ancor meno, allo stato, prevedibile.

(fonte immagine: web)

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