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TRE RIFLESSIONI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Le ultime vicende ed i toni di questa fase, le derisioni ed i confini chiusi, gli aiuti non dati, gli insulti, i soldi prestati ad interessi ridotti (non dati, prestati), ma comunque ammonticchiati alla voce “Debito”

 

di Marigo Giandiego                                                                                             13/03/2020

Qualche considerazione mi appare necessaria in tempi di Coronavirus, fra esasperazioni e supposizioni incrociate. Non sono un virologo per cui non mi addentrerò in considerazioni sulla qualità del virus e sulla sua “domesticità” o meno, sebbene qualche considerazione in più che non la semplice e strumentale dichiarazione della “Pandemia” dell’OMS si sarebbe potuta fare. Non mi addentrerò nemmeno sulla ridda di voci, di ordinanze e contro-ordinanze. Farò però, concedetemelo, due o tre considerazioni, generali e di fondo, senza la pretesa di essere un guru o un profeta.  Né quella di rivelare assolute verità nascoste.

La prima riguarda l’Europa: per anni sono stato un Altro-Europeista d’area libertaria e socialista, convinto cioè, da buon internazionalista, che la ridiscussione dei trattati, anche con scelte radicali fosse la strada giusta per l’Europa dei Popoli.

Le ultime vicende ed i toni di questa fase, le derisioni ed i confini chiusi, gli aiuti non dati, gli insulti, i soldi prestati ad interessi ridotti (non dati, prestati), ma comunque ammonticchiati alla voce “Debito”.

L’assenza di un tessuto connettivo che non sia bancario e finanziario. L’affermazione assoluta di un Capitalismo selvaggio, l’arrendevolezza al colonialismo USA e NATO (già notato, per altro, nella gestione della Brexit). L’assenza assoluta di una visione che faccia gli interessi dei popoli … tutto questo ha molto raffreddato, devo ammetterlo, la mia convinzione che esista una possibilità di sviluppo ed una utilità per questa Europa dei padroni delle ferriere.

Una seconda considerazione riguarda solo indirettamente l’Europa dei non protagonisti e si addentra sulle scelte dei paesi che la compongono e soprattutto sulla visone di futuro. In particolare sto parlando della scelta di accettare il diktat che ci vede armarci contro un nemico inesistente.

Parlo della NATO, delle grandi manovre di Defender Europe 20, degli F.35 preferiti agli ospedali e dalla stato sociale, parlo del Vertice di Varsavia sulla mobilità militare in Europa.

Parlo della decisione di indebitare in modo molto pesante (in stile Grecia per capirci) i paesi membri per garantire la possibilità di scorrazzare per L’Europa, in chiave Anti-cinese ed anti-russa, a stuoli di carri armati e blindati (questo significa spendere fiumi di danaro che verrà preso a debito da strutture bancaria, guarda caso, private).

Danaro pubblico distratto dai Welfare States e dalla pubblica utilità esprecato in eserciti e logistica militare. Pura follia in nome di un’Auto-difesa che non ha moltissimo senso e che avvalora la parte peggiore dell’anima umana. Sprecando denaro pubblico ed impoverendo in modo drammatico i paesi che vengono di fatto obbligati alla partecipazione.

Quanti ospedali e respiratori polmonari, quante soluzioni sociali sarebbero state possibili con i soldi sprecati e distratti dalla pubblica utilità per l’acquisto degli F.35?

Un’ultima considerazione riguarda la stratificazione in cittadini di serie A e di serie B ( C’è anche la serie C, cioè quelli che possono essere perduti o abbandonati a sé stessi, ma quelli non li guarda nessuno), non vi annoierò con una analisi sulle classi al tempo del Coronavirus, che pure meriterebbe un minimo di attenzione.

Farò soltanto una rapida riflessione su alcune palesi differenze. Chi scappa al mare? Quelli che hanno una seconda casa, un camper, una villa a Nizza (Berlusconi che stranamente può permettersi non solo di uscie da Arcore, ma anche di lasciare il paese. O qualche politico di grido che può permettersi di volare in Inghilterra senza passare alcun controllo) gli abbienti. Situazione boccaccesca già vista, per altro, ed un poco medievale, in cui coloro che fanno parte delle classi alte, cercano salvezza nella fuga e nell’isolamento.

Però non è solo quello. La riapertura dei luoghi di lavoro, anche non indispensabili, la scelta di esporre “I Lavoratori” si badi e lo ripeto “I Lavoratori” al rischio di contagio per non scontentare Confindustria.

Il gioco antico delle eccezioni e dei permessi in contrasto con la rigidità inutile sui dettagli (come per esempio il controllo di chi gira a piedi). La stoltezza di una riapertura parziale e differenziata mascherata da “Zona Rossa Nazionale” che espone gli operai e gli addetti della GDO, il personale di servizio nelle scuole, gli impiegati di seconda fila ed amministrativi delle istituzioni al rischio di contagio.

Fare questo è decidere che alcuni cittadini siano di serie B rispetto ad altri che possono permettersi. La tendenza al licenziamento di moltissimi precari. Il ricatto pesante ai lavoratori della piccola industria e dell’artigianato costretti ad aderire , di fatto, alla precettazione, pena la perdita del posto di lavoro, anche in assenza dei presidi di tutela (questo nonostante le garanzie tutte parolaie e teoriche per le quali nessun posto di lavoro verrà perduto). Tutto questo e reale, tangibile e ci mette di fronte alla persistenza di una stratificazione assoluta e sempre più crudele nella nostra società.

Sono quelle fatte sin qui considerazioni, riflessioni … piccoli giochi inutili di chi non esce di casa … forse, oppure no. Non vogliono essere gocce di verità assoluta, e nemmeno giornalismo d’inchiesta; altri vi daranno numeri e statistiche, accontentando la fame di dati dei “condivisori compulsivi”. Qui si voleva solo “toccare” alcuni pensieri, che però sottendono un modo di vedere che non è quello del potere.

 

(fonte immagine: web)

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