L'opinione di...

Quanta arroganza a fronte di una ignoranza reale

La cautela ha senso oppure diviene solo “organizzazione e strumentalizzazione della paura”?

di giandiego marigo                                                                            08/07/2020

La verità secondo Nature (rivista decisamente molto qualificata anche se mainstream) è che si brancola nel buio.

Con cinque domande fondamentali che non hanno risposta: la diversità della risposta all’attacco del virus fra persona e persona, la durata dell’immunità dopo l’infezione ed il suo rapporto con la gravità della malattia, quando ed in che modo il virus muta e le conseguenza di questa mutazione (certa), la reale incidenza ed efficacia di un, eventuale, vaccino (cosa e se ferma l’evoluzione della malattia), per finire con l’assoluta ciliegina la domanda delle domande che non ha ancora trovato risposta L’origine del virus.

È importante notare che in tutte le supposizioni sin qui verificate dal pipistrello in poi la corrispondenza massima fra il virus pandemico e quello che ne sarebbe origine è , al massimo del 96%, ma il 4% rimanente corrisponde a decadi di evoluzione … dove? In che stadio intermedio? Con quale vettore? Ospitato da chi?

Questa è scienza non supposizioni … ed è tutto quel che sappiamo o meglio, che non sappiamo. Non è poco, anche se non è tutto quel che dovremmo sapere, qualche cosa (poco) lo abbiamo compreso.

COME GIUSTIFICARE QUINDI L’ARROGANZA DEL POTERE? Come trovare spiegazione alla sapiente prosopopea dei virologi da salotto televisivo? Usiamo il medesimo metodo per il quale strutture di potere organizzato ci vendono l’incomprensibile , il superiore , l’immanente in modo che noi si possa consumare e credere? Obbedire e combattere?

Sino a che punto i sin troppo numerosi consulenti di questo governo delle dirette televisive, hanno realmente titolo e competenza a fronte di una comunità scientifica che dopo più di sei mesi ammette la propria ignoranza? A che titolo e con che livello di conoscenza essi dispongono del futuro e del presente di interi popoli?

Ho visto una slide on line, davvero ironica, anche se un po’ pesante ve la cito, perchè l’ho trovata spiritosa “Ci pisciano in testa, ce lo dicono, ma noi sosteniamo che piova perchè mica siamo complottisti”.

La cautela ha senso oppure diviene solo “organizzazione e strumentalizzazione della paura”?

Ha senso mortificare e fermare una intera nazione senza sapere esattamente perchè lo si faccia e se esista un pericolo reale … ed anche qualora esistesse ha senso intervenire sui sintomi anziché sulle cause. L’operazione è riuscita, ma il paziente è morto?

Da spiritualista (e parlo di spirito e non di religione) io mi pongo anche altre domande che hanno attinenza con il Karma, con la catena naturale degli accadimenti, con la paura della morte, con il senso della vita, con l’inconoscibilità del futuro; quand’anche si possano individuarne le tendenze.

Non sono domande da poco, ve lo assicuro, anzi esse sono fondamentali, anche se ampiamente sottomesse in questa fase storica al realismo deteriore del Mostro Pragma, che oggi divora il mondo e che si nutre della paura.

Chi scrive non ha nulla da insegnare solo domande da fare e risposte da cercare, ma parlando per sé preferirebbe morire in piedi che in ginocchio.

Mio padre morì di tumore ai polmoni dopo una lunga agonia, morì soffocato con i polmoni rinsecchiti ed irrigiditi dalla radioterapia (egli era entrato in ospedale per una cataratta e per un controllo in prospettiva di una operazione ad un aneurisma della femorale). Una frase mi disse alcuni giorni prima di spirare “ Ti dico la verità, avrei preferito morire di un colpo nel mio orto, per lo scoppio dell’aneurisma, piuttosto che questa infinita e lenta morte in ospedale” fu solo un attimo di lucidità prima della lunghissima penosa agonia che lo portò alla soglia che tutti dovremo varcare, ma ha caratterizzato questo pezzo di strada che sto camminando senza di lui.

Non sappiamo pressoché nulla, brancoliamo nel buio, ma arroganti Soloni da salotto ci infarciscono di una sapienza che non hanno, comunicando in ultima analisi, solo paura ed apprensione e se la cautela può essere giustificabile, la strumentalizzazione della paura non lo è.

Non lo è la repressione ed il controllo in nome di una certezza che non c’è, di una conoscenza che non abbiamo. Non lo è il costringerci ad una morte prona … quand’anche fosse che si debba, come tutti, morire. Non lo sono l’istigazione alla delazione, l’organizzazione dello spionaggio ed il controllo ossessivo,

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