Mafia

Non c’è pace per gli eroi

Non si può vivere facendo finta di niente quando il pericolo sta dietro l’angolo

Liborio Martorana

Un adagio dice: “male per quel paese che ha bisogno di eroi”, ed il nostro Paese di eroi ne ha a bizzeffe. Ci sono eroi che hanno sacrificato la loro vita per un ideale e ci sono eroi che ancora combattono per l’affermazione di questo. Tra questi ultimi metto tanti familiari di vittime di mafia che ancora oggi non ci stanno a stare dalla parte  dei condannati ad un ergastolo che vivono portandosi appresso il proprio dolore. Oggi apprendo una notizia che per fortuna non è tragica ma che lo potrebbe diventare. La notizia è che la testimone di giustizia Valeria Grasso che attualmente vive a Roma, è stata privata della tutela protettiva nella sola città capitolina, lei e la sua famiglia. La cosa potrebbe passare anche in secondo piano ed essere un messaggio di poco valore se venisse fatto ad una platea di gente che con la mafia non ha mai avuto a che fare, ma noi che in queste cose ormai siamo abbastanza ferrati lo possiamo interpretare come una mancanza di competenze da parte di coloro che decidono se e a chi dare la scorta. Mancanza di competenze e forse leggerezza nei confronti di un eroe che ha fatto arrestare una intera famiglia di mafiosi del quartiere Resuttana-San Lorenzo a Palermo, dopo che questi le avevano imposto l’esborso di un pizzo particolare. Dopo la notifica di sospensione della scorta, i mafiosi ne traggono un vantaggio che è quello di gettare nello sconforto una intera famiglia, quella che li aveva denunciati. Sconforto si, che adesso mette nei guai Valeria, la quale si chiede se da domani potrà portare i suoi figli a scuola senza avere paura, se potrà andare a fare la spesa con tranquillità, se dovrà continuamente stare sul chi va là e a sobbalzare ogni volta che qualcuno suona il citofono di casa sua, o se una macchina le passa vicino. Insomma una conduzione della propria esistenza con tutta la famiglia abbastanza costipata. La revoca della tutela pone l’accento e l’interrogativo su chi è che le gestisce e quale sia il criterio delle assegnazioni, come se le mafie non conoscano i mezzi di spostamento  e se invece di compiere un crimine nel loro paese non vanno in trasferta a fare il proprio sporco lavoro. Tra l’altro non sarebbe la prima volta e di testimonianze di casi simili ne conosciamo abbastanza. Noi non vogliamo altri eroi e soprattutto non vogliamo che ad una persona come Valeria Grasso venga attribuito un trattamento cosi pericoloso. Quindi, spero che domani gli addetti alla assegnazione della tutela possano rinsavire e confessare di avere fatto un errore riassegnando la scorta a Valeria Grasso anche nella città di Roma dove essa vive. Se ciò non dovesse essere fatto sarebbe un atto gravissimo che pone gli eventuali testimoni in una posizione di dubbio sulla collaborazione con gli organi inquirenti. Speriamo la cosa si risolva bene ed una intera famiglia possa ritrovare quel poco di serenità che tanto le spetta.

Liborio Martorana

(fonte immagine: dell’autore)

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