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L’AUMENTO DEI PREZZI È FUORI CONTROLLO?

L'aumento dei prezzi è una insidia ed un nemico subdolo e strisciante, un avversario reale e concreto cui nessuno pare volersi realmente opporre

Di giandiego marigo                                                                                      14/04/2020

Esiste una conseguenza preoccupante alla crisi creata dal Covid. Una conseguenza grave e deleteria, che inficia e rende inutile qualsiasi iniziativa di supporto. Essa colpisce gravissimamente i più deboli ed i più fragili, quegli stessi che il virus ha colpito con maggiore durezza.

Sto parlando dell’aumento costante ed incontrollato (soprattutto incontrollato) dei prezzi al dettaglio.

Molte varietà di verdura hanno subito aumenti anche di un euro, un euro e cinquanta, ma anche i beni confezionati seguono la medesima tendenza.

A cosa vale quindi qualsiasi speculazione pseudo politica, sull’entità degli aiuti, sulla necessità dei medesimi, sui criteri con i quali essi debbano essere distribuiti, se poi l’aumento esponenziale dei prezzi comunque vanifica ed umilia?

Questo avviene mentre, di fatto, pensioni e stipendi, quand’anche vengano erogati, rimangono tal quali (da anni) anzi tendono a restringersi per l’aumento della disoccupazione di fatto, per la crisi sempre più immanente del precariato e delle partite IVA di basso cabotaggio.

L’aumento dei prezzi è una insidia ed un nemico subdolo e strisciante, un avversario reale e concreto cui nessuno pare volersi realmente opporre.

La politica si riempie la bocca di retorica, si litiga sull’uso dei media, sulle metodologie, su tutto ed il suo contrario, ma non si parla mai di controllo dei prezzi, anzi.

Le privatizzazioni hanno fortemente inciso su quest’aumento. Nessun governo, qualsiasi sia la sua colorazione, sembra aver il potere di intervenire in modo fattivo.

Così i poveri si avviano sempre più verso un oscuro destino di “privazioni”. Non basta la realtà di svariati milioni di persone che non si curano perchè ormai la sanità è preda di Trangugia et Divora, non bastano attese di tre anni (si avete capito tre anni) per una visita di controllo in un ambulatorio specialistico pubblico (ufficialmente motivata dall’emergenza COVID, ma comunque in sua assenza essa era di un anno e quattro mesi). Non basta che per un povero l’accesso alle cure dentistiche o fisioterapiche sia divenuto un assoluto miraggio astratto, a questo va aggiunto un continuo, costante, aumento dei prezzi per il cibo al quale una risposta di 20/30 euro di contributo spesa uno a tantum, per i meno abbienti, risulta quasi un insulto.

Tutti ce ne accorgiamo, ma nessuno parla se non nel privato della propria frustrazione eppure è questa la frontiera della povertà ed è ancora qui che le famiglie italiane sbattono più duramente il muso.

È su questo fronte, quindi, che una politica fatta per la gente dovrebbe combattere. Qui un governo che fa gli interessi del popolo dovrebbe intervenire.

Questo nullismo vacuo, invece, si è misurato da sempre, esempio ne sia il mancato intervento in fase di transizione fra Lira ed Euro che ha provocato tanto e tale disastro. Tutt’altro le “comunali” si sono anzi distinte nell’essere avanguardie di questo movimento: ricordo chiaramente l’aumento milanese del metropolitana da 1000 lire a un euro o quello della tangenziale Milanese da 500 lire a 50 centesimi. Oggi le patate costano due euro al chilo, le cipolle rosse quasi tre Euro al chilo che in lire fanno 4000 e 6000 circa.

Non facciamo comparazioni, ci dicono, ma gli stipendi e le pensioni sono stati “traslati” matematicamente e lì sono rimasti fissi ed immoti, anzi sono diminuiti sotto certi aspetti… strano! Cibi poveri che però ormai costano come un tempo i più raffinati.

Una confezione di caffè di buona qualità viene quasi 6.50 che sempre per amore di memoria sono quasi 13.000 lire. Qui non si vuole fare eco ai no Euro d’assoluta stoltezza, ritengo che poco conti quale sia il nome della divisa se essa è in mano comunque a banche private e se il sistema permane capitalistico, erano solo esempi di chi la memoria ce l’ha ancora buona per far comprendere quale sia la portata attuale dei prezzi al dettaglio. Così non va! Non può andare bene, compito di una nazione sana, dove il controllo democratico dal basso abbia una qualche funzione reale è quello di opporsi alle speculazioni, soprattutto se operate in fase emergenziale … ed invece, pare si aspetti proprio fasi come queste per operare le peggiori impennate.

(fonte immagine: web)

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