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L’antico gioco delle tre poltrone

L'eterno gioco delle poltrone che nel piccolo e nel grande espone la malformazione di fondo della politica Made in Italy.

di giandiego marigo                                                                                     21/05/2020

Prendo ispirazione, in questo intervento, dall’articolo comparso su questa stessa rivista a proposito de “La Vecchia Politica”.

Parto da qui, dall’eterno gioco delle poltrone che nel piccolo e nel grande espone la malformazione di fondo della politica Made in Italy.

Parlo ovviamente della “sistemazione” governativa con l’antico “Gioco delle tre poltrone” che ha permesso al governo Conte di continuare ad esistere. Come pretendere quindi che qualche cosa cambi se non esiste la volontà politica, morale e spirituale di cambiare alcunché?

Se anche chi si presenta come grande scoperchiatore di scatolette di tonno (famosa e fumosa frase con la quale Grillo prometteva sconquassi) poi si rivela sprovvisto di qualsivoglia strumento per aprire le suddette scatolette. Già perché lo abbiamo ripetuto, almeno questo vostro scrivano, molte volte … non basta cambiare il pupo se il puparo resta il medesimo. Non basta rinnovare gli uomini se la sostanza dei comportamenti che sottendono il minuetto dell politica non cambia davvero. Non serve nemmeno scomodare Tomasi da Lampedusa per capire qualche cosa che è talmente evidente da rivelarsi doloroso.

Non è vero quindi che nulla cambi, in realtà c’è un costante ribollire magmatico, ma è purtroppo vero che non cambia nulla.

E non basta nemmeno cambiare le bandierine che distinguono le compagini in campo per modificare la realtà. Vecchia Politica! Dice bene l’articolista che vi parla dell’avvento , vergognoso di un leghista sulla poltrona della cultura siciliana, ma è gioco trasversale, che infetta tutta la politica in Italia e purtroppo nel mondo.

È la qualità umana ad essere carente in chi si fa interprete e chiede delega ed in chi votando la dà; spesso sentiamo ripetere che ogni popolo ha il governo che merita … niente di più vero, ma si dimentica quanto e come da dove risiede il vero potere si manipoli e si controlli, affinché questo permanga e continui a realizzarsi. Manovrando e creando le condizioni che poi permetteranno questi giochi delle tre carte. Si dimentica di come e quanto i popoli permettano ad una ristretta minoranza di manipolarli.

Così torniamo laddove abbiamo cominciato in queste chiacchierate scribacchine. estemporanee che la rivista “Radio Off” mi consente di fare con voi: Se non cambia l’anima dei protagonisti della commedia come può cambiare la trama? Se quel che ripetiamo è, alla fine , un’eterna riproposizione delle medesime tematiche?

Esempi eclatanti li abbiamo davanti agli occhi dai ricatti renziani a quelli leghisti e, sotto certi aspetti, qui da voi, che il ricatto si concretizzi proprio sulla poltrona della cultura è in qualche modo, altamente simbolico.

Eh sì! Perché è proprio la cultura, lo spirito e il suo nutrimento a tracciare la strada del possibile cambiamento; modificare il pensiero. Intervenire sui meccanismi fondamentali della competitività e della verticalità, lavorare sul potere anziché subirlo. Dare e fare cultura, cercando anche nelle radici, ma non solo l’origine dei nuovi linguaggi che permettano di diradare la paura che sta alla base della “conservazione”. Che consentano di dire, fare ed essere “cambiamento”.

Ormai sono parecchi, gli interventi, anche di intellettuali di ben altro spessore rispetto al mio, che si esprimono in questo senso … molti lo dicono, molti ne individuano, anche argutamente ed in modo dotto la necessità … eppure tarda ad avvenire e la “normalità” di una politica pezzente e in pieno conflitto di interessi si perpetua all’infinito sporcando tutto e procurandoci solo rabbia e scorno. Eppure siamo sempre lì con la mostra schedina elettorale e contribuire alla farsa.

Senza il coraggio del “Controllo Democratico dal Basso” di cui parliamo molto, di cui disquisiamo in continuazione, dividendoci in correnti di pensiero sulla sua sempre più teorica applicazione, ma che intanto non applichiamo affatto. Parliamo di dialettica e della sua necessità, ma ci distraiamo infastiditi quando uno scritto superi le tre righe di testo o peggio quando ci si richieda uno sforzo di comprensione. Prediligiamo il gioco delle immagini alla parola ed al pensiero. Permettiamo quindi che ci ipnotizzino con i loro giochi di luce. Iniziamo da noi, dal chiederci cosa siamo disposti a fare, quanto siamo disposti a dare, se quello che crediamo vero ed indiscutibile lo sia poi davvero. Iniziamo a chiederci quanto la fascinazione della fantasmagoria della Società dei Consumi abbia fatto breccia in noi. Un esempio? Tutto si è fermato nell’emergenza COVID, ma non la pubblicità, non l’influenzamento, non l’ipnosi collettiva della cultura sistemica, del modello normalizzato di società (da serie televisiva) non il racconto deformato dell’informazione Mainstream … quella non si è fermata, nemmeno un’ora … anzi! Chiedetevi perché.

(fonte immagine:web)

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