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La recensione: “Dona Flor e i suoi due mariti” di Jorge Amado

Riflessione sul capolavoro di Jorge Amado “Dona Flor e i suoi due mariti”

Anna è una giovane donna di vent’anni. I lunghi capelli biondi, gli occhi azzurri profondi le conferiscono un aspetto avvenente di cui non si cura, mostrando invece grande semplicità e affabilità. Un approccio solare e pieno di speranza alla vita.

 

Giovanna ha invece quasi cinquant’anni. Sposata, con figli, è anch’essa una donna interessante. Bruna, curata, è di una bellezza matura e consapevole, tipica dell’età. L’approccio alla vita è disincantato, di chi sa che le speranze sono disattese.

 

Le guarda, sornione, un uomo, anche lui di mezz’età, Aldo. L’aria spavalda ed il bell’aspetto gli conferiscono un fascino da tombeur de femme. Ed infatti, è attratto dalla bellezza e dall’intelligenza delle due donne, che ascolta con particolare attenzione.

 

Tutti e tre si ritrovano in una scogliera, un pomeriggio d’estate, a guardare il tramonto. L’aria è pervasa, oltre che dalla frescura della brezza marina, anche dalle note di “O que sara”, colonna sonora del film “Dona Flor e i suoi due mariti”.

 

Anna si rivolge a Giovanna, seduta accanto a lei.

– Che bella questa canzone … Mi ricorda tanto il film di cui è stata colonna sonora, Dona Flor … Hai letto il libro?

 

Giovanna: – Sì, ma il film non ne è assolutamente all’altezza. Come quasi sempre succede, la trasposizione cinematografica non rende il senso del libro …

 

A: – Beh, per me non è così. Il film rispecchia fedelmente il suo significato e cioè l’esclusività del sentimento amoroso. Non si possono amare due uomini nella vita. Flo ama solo Vadinho, il primo marito. Rimasta vedova giovanissima, sposerà il farmacista Teodoro, secondo marito, solo per assicurarsi una protezione sociale, per interesse. La protagonista appare sempre fredda nei suoi confronti. Mentre è felice solo accanto a Vadinho.

Per questo conquisterà la serenità solo quando lui rimarrà accanto a lei, sia pure da fantasma.

 

G.: – Non sono d’accordo. Flo ama tutti e due, perché in tutti e due trova qualcosa di diverso.

In Vadinho la passionalità, in Teodoro la rispettabilità sociale e la tranquillità.

Per questo, nella scena finale, sarà sorridente solo quando camminerà con tutti e due al suo fianco, sebbene il primo marito non sarà che un fantasma. E forse lo è sempre stato nella sua vita, data la sua assenza, dovuta al vizio delle donne ed al gioco d’azzardo.

 

A.: – Non finiremmo mai di parlare, Giovanna. Perché ci sarebbe da  prendere in considerazione la visione dell’amore nella letteratura sudamericana, libera da tabù e preconcetti. Confrontarla con quella cattolica europea, piena di pregiudizi e farcita da moralismi. E chiederci alla fine se l’amore finisce, o se continuiamo per tutta la vita a nutrire sentimenti per le persone che abbiamo amato, e le portiamo con noi, sia pure sotto forma di immagini, o di ricordi, come Flor … .

Dopo averla ascoltata in silenzio e con attenzione, Aldo interviene citando un verso della canzone, che ha dato spunto alla loro conversazione.

 

“Perfino il Padre Eterno così lontano, dovrà benedire quel che non ha Governo, né mai ce l’avrà, quel che non ha vergogna, né mai ce l’avrà, quel che non ha giudizio”.

Coglie, così, l’essenza del romanzo: i comportamenti umani vanno raccontati, e non sottoposti a giudizi di carattere morale, per come avviene nella cultura sudamericana. Il peccato non esiste.

E Dio benedirà qualsiasi condotta umana, in quanto umana, senza esprimere valutazioni al riguardo.

Ornella Mallo

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Serena Marotta

Giornalista palermitana, classe 1976. Laureata in Giornalismo. Ha collaborato con il Giornale di Sicilia, La Repubblica, il L’Ora e scrive per diversi quotidiani online. Le sue passioni? La scrittura, il canto e la fotografia. Ama la sua città: Palermo.

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