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GLI ANZIANI NON SONO DATI STATISTICI

È piuttosto il cinismo delle nostre società che li fa divenire tali.

di Giandiego Marigo                                                                        21/04/2020

Oggi a 65 anni, stando alle politiche di contrasto al Coronavirus, si entra in quella che viene definita anzianità o vecchiaia. Si badi solo per queste limitazioni, perché per il mondo del lavoro, per Confindustria e per l’Europa della finanza, mancherebbero ancora almeno due anni all’età pensionabile e la tendenza è di farli arrivare addirittura a cinque.

Torniamo però alle iniziative di limitazione del contagio da Covid19. Attorno agli ultrasessantenni si concentra l’attenzione della fase 2. A loro sono riservati, pare, i maggiori obblighi e limitazioni. A loro il maggiore sconvolgimento di abitudini ma al medesimo tempo la minore considerazione. Esatto ho detto minore.

Gli anziani non sono dati statistici, hanno equilibri, fragilità ed abitudini. I sessantacinquenni e più di cui parlate hanno viaggiato, hanno visto l’India, il Sud-America, la California di Easy Rider, hanno fatto Woodstock, l’Isola di Whigt, il Parco Lambro, Licola … hanno inventato le radio libere, fumato le canne, suonato il rock progressivo e ve lo hanno lasciato in eredità, hanno fatto le barricate ed hanno anche perso, purtroppo. Altri vi hanno consegnato le imprese che ora gestite.

Hanno conquistato quasi tutto quello che ora ci stanno togliendo e qualcuno se lo ricorda persino, nonostante la senilità arrembante. Non hanno bisogno di essere messi sotto tutela, hanno vissuto e sanno cosa sia la morte e quindi la vita. Saprebbero gestirsi e disciplinarsi persino in emergenza da soli senza aiuti esterni eccessivi, in maggioranza.

Quel che io mi chiedo e su cui ragiono è il diritto a vivere, personalmente, preferirei e preferisco vivere bene piuttosto che un’ora in più. Personalmente non accetterò la chemio se mi servisse e privilegerò l’olio di Cannabis (quello con il THC, molto più utile in questo caso) e non vorrò essere rianimato, sceglierò la cremazione piuttosto che l’inumazione, ma queste son le mie scelte personali, di cui mi prendo responsabilità, che riguardano me, come, però, riguarda me la mia libertà personale. Siamo sopravvissuti al devastante morbillo, alla terribile Varicella, siamo sopravvissuti all’India di quarant’anni fa.

Gli anziani hanno equilibri delicati e più sono anziani, a meno che non abbiano problemi di malattie degenerative, più hanno questi equilibri. Fanno piccole spese, anche perchè hanno piccole pensioni (generalmente, non tutti sono stati in parlamento) e spesso ne cedono parte a figli disoccupati o cassintegrati, vanno in giro in coppia, quando siano ancora vivi in due ed amano farlo è un rituale e fanno la spesa insieme.

Non amano chiedere (È molto più facile che un giovane, in difficoltà, ricorra ai servizi sociali piuttosto che un anziano). Vanno spesso al mercato ed anche al Super, sebbene prediligano i negozi più piccoli, dove il rapporto è personale e si scambiano anche due chiacchiere con le cassiere. Non spendono mai molto, perché non possono ed a volte perché non vogliono, ma amano comprare poco e giornalmente. Se poi sono poveri ed hanno abitudini alimentari particolari o limitazioni, girano, con pazienza alla ricerca del miglior prezzo e dell’alimento particolare.

Sconvolgere le loro vite, imponendo loro abitudini differenti è un poco come “Indicare loro l’uscita” ed invitarli ad affrettarsi. Potrebbe, quasi certamente, essere persino peggio limitare la libertà e la socialità piuttosto che lasciare al loro giudizio e disciplina il tutelarsi. Perché ci sono aspetti psicologici da tenere presenti. Oggi l’emergenza impone un mondo giovanile, per carità, largo ai giovani, ai sani. Però lasciate agli anziani vivere la propria vita e morire in piedi con dignità, circondati quando possono dalla loro famiglia e dagli affetti

Ho sentito davvero tante cose diverse, ma l’orientamento della fase due mi pare avviato all’isolamento dell’anziano, al trattarlo come un problema. Un anziano , e di questo sono assolutamente certo, non vuole essere un problema, per nessuno.

È piuttosto il cinismo delle nostre società che li fa divenire tali. Il fatto stesso che i maggiori scandali attorno al Covid siano avvenuti in ricoveri per anziani la dice tutta sulla qualità del nostro rispetto sociale nei loro confronti.

La stessa filosofia dell’abbandono ad altissimo costo che c’è dietro a questi ricoveri è, in sé, esplicativa e ampiamente illuminante. Questo cinismo perdura, nella faciloneria e sommarietà nel retroterra irrispettoso e semplificante con cui vengono presi da “Esperti dall’animo economico-finanziario” le decisioni per la riapertura e la fase 2. In fondo sono anziani questa convinzione è presente sempre, anche quando non si dice, anche quando si finge attenzione e ci si scandalizza per le morti da Covid (ammesso che siano tutte per Covid e non con Covid e tanta approssimazione). Anche quando l’ipocrisia e l’opportunità fanno dire ai politici cose apparentemente diverse. Ed allora lo ridico: Lasciatemi vivere bene piuttosto che un’ora in più, lasciatemi la dignità, la possibilità di sentirmi parte ed utile, abbiate rispetto (anche visto che secondo l’INPS e CONFINDUSTRIA la vecchiaia nemmeno esiste).

(fontr immagine: PH BRUSA)

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