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Cimo, aggressione all’ospedale Cervello «dalla Direzione Aziendale ancora nessuna iniziativa a tutela della sicurezza »

Il pugno sferrato al volto di un medico di guardia al Pronto Soccorso dell’Ospedale Cervello nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso è soltanto l’ultimo episodio di violenza ai danni di operatori sanitari, siano essi medici, infermieri o sociosanitari, avvenuti nei due Ospedali cittadini che fanno capo all’Azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia – Cervello di Palermo.

Dopo la riunione convocata dal Prefetto di Palermo lo scorso 20 aprile, dopo la manifestazione indetta dall’Ordine dei Medici di Palermo il 21 aprile e dopo le iniziative messe in campo dall’Assessorato Regionale della Salute, nulla è stato fatto per garantire un minimo di sicurezza in più ai dipendenti dell’Azienda Villa Sofia – Cervello.

L’unica iniziativa adottata dal Commissario pro tempore è stata quella di esitare un documento data 12 aprile 2018 ed indirizzato all’Assessore Ruggero Razza, in cui si parla di “emergenza sociale” in riferimento alle ripetute aggressioni sul personale degli Ospedali, con la chiosa finale che bacchetta chi osa puntare il dito sulle inadempienti Direzioni Aziendali “se questo può servire a soddisfare istinti o interessi faziosi”.

Se viene ritenuto fazioso l’interesse, più volte manifestato non soltanto da CIMO Sicilia ma anche da varie altre OO.SS., di tutelare i dipendenti dell’Ospedale, allora siamo faziosi.

Se viene etichetta come soddisfazione di istinti la richiesta volta all’Azienda di porre in essere, anche in parte, le misure ritenute più urgenti atte, se non ad eliminare, almeno a scoraggiare gli episodi di violenza che continuano ripetersi sempre maggior frequenza, vorrà dire che avremo soddisfatto i nostri istinti forse primordiali di manifestazione di paura e di tentativo di difesa dalle aggressioni.

Agli appelli lanciati alla Direzione Aziendale per chiedere maggiore sicurezza, tutela e benessere dei dipendenti, l’unica risposta dei vertici aziendali è stata dunque quella di apostrofarci in tal modo.

Per il resto nessuna iniziativa concreta. Nessuna riorganizzazione, anche parziale, dei due Pronto Soccorso, ancora in grave sofferenza di organico medico ed infermieristico e sempre più gravati dal un numero di accessi ormai spropositato rispetto alla capacità di fornire risposte di salute efficaci ed efficienti. Nessuna implementazione della sorveglianza, col perdurare di una sola guardia che spesso finisce per avere la peggio nel momento stesso in cui prova a sedare le aggressioni. Nessuna telecamera installata nelle Aree di Emergenza dei due Ospedali, punti nevralgici del fenomeno degli atti di violenza.

Le uniche telecamere funzionanti sono forse quelle installate nei locali della Sede Legale dell’Azienda a presidio delle stanze dei bottoni, quelle di una Direzione che sembra del tutto insensibile rispetto al tema della sicurezza dei propri dipendenti.

Intervenga allora nuovamente il Prefetto, l’Assessore Razza, il Sindaco di Palermo, la commissione Sanità dell’ARS. Intervenga chi vuole e chi di dovere, ma una cosa è certa: questa situazione è destinata, senza alcuna iniziativa e alcuna misura presa, a degenerare sempre di più col rischio che prima poi accada qualcosa di ben più grave di un semplice pugno in faccia.

comunicato stampa

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Serena Marotta

Giornalista palermitana, classe 1976. Laureata in Giornalismo. Ha collaborato con il Giornale di Sicilia, La Repubblica, il L’Ora e scrive per diversi quotidiani online. Le sue passioni? La scrittura, il canto e la fotografia. Ama la sua città: Palermo.

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