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Ciao Saracì

Oggi abbiamo appreso una triste notizia. Giovanni Martorana alias “Saracinu”  è stato trovato morto nella sua abitazione di contrada Pezzingoli sita nel territorio di Monreale, probabilmente per un avvelenamento da monossido di carbonio, quel veleno che viene sprigionato dalle braci di stufe e camini . Giovanni u saracinu viveva ormai da tempo in questa casa nel silenzio della campagna che lui tanto enfatizzava, infatti lui amava spesso parlarmi di come stava bene un quel piccolo pezzetto di terra che la sua famiglia possedeva, delle albe e dei tramonti come cosi anche delle galline. Tu che sapevi mescolare sentimenti  con sensazioni di naturale bellezza. Quando ci incontravamo stavamo ore a parlare di cinema, delle cose positive e di quelle negative che si annidano dentro questo sistema. E ti piaceva ricordare i tuoi inizi di carriera da artista, quell’artista che si è fatto da solo e che all’inizio probabilmente nessuno era disposto a scommettere due lire su di te. Dal teatro di strada di cui andavi fiero fino ai film fatti con personaggi di un certo calibro. Una carriera costellata di tante soddisfazioni. Quelle soddisfazioni gettate in faccia e nel silenzio totale ai detrattori di mestiere, a coloro che stavano a elemosinare miserie e povertà umane ed intellettuali, mentre c’era chi, pur non conoscendoti pensava di plasmarti alla sua dimensione mentale e caratteriale, non capendo che andava a scontrarsi con una roccia, si, proprio con una roccia, perché questo tu eri. Mi piaceva incontrarti nelle strade del nostro quartiere,  in quelle poche stradine che ne tracciavano il percorso di una andata e di un ritorno, seduti al bar, l’unico che c’era, io stavo ad ascoltare i tuoi progetti sulla difesa della cultura e della lingua siciliana e di come avresti voluto mettere su pellicola quei tuoi pensieri. Saracì, la tua è una storia di una forza sovrumana, iniziata con la rottura degli schemi convenzionali. La scoperta da ragazzo di ciò che c’era al di fuori del quartiere, quel quartiere che ti opprimeva come se fossi chiuso dentro una scatoletta. Io ti capivo ed anche ti giustificavo per quel tuo essere ribelle, in fondo qualche anno prima anche io avevo rotto quegli schemi, e tu come me avevi scoperto che al di la della spensieratezza giovanile, c’era un altro mondo, un’altra realtà. Oggi possiamo definire la tua storia come una storia spezzata troppo presto, con una fine che non doveva essere questa, ed infatti noi che ti abbiamo conosciuto dagli anni puerili fino ai giorni nostri ci reputiamo orfani di una storia che doveva avere una grande evoluzione. Una storia che doveva continuare per farci sentire orgogliosi di te, di Giovanni u Saracinu, l’attore. Oggi ci sentiamo più deboli oppure anche più forti, oggi noi ci sentiamo di essere tutti come te.

Che la terra ti sia lieve Saracì

Liborio Martorana

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